Una nuova ricerca portata avanti da Gary Prézeau del Jet Propulsion Laboratory della NASA testimonierebbe l’esistenza di sottili fili di materia oscura nel sistema solare. La materia oscura, che ancora non è stata mai osservata direttamente, costituisce circa il 27% di tutta la materia e l’energia dell’Universo. Al contrario, la materia normale, ossia quella che possiamo vedere e toccare intorno a noi, costituisce solo il 5% dell’Universo (il resto è energia oscura ma questa è un’altra storia).
L’esistenza della materia oscura è stata dedotta solo attraverso la forza gravitazionale che imprime sulla materia ordinaria. La stessa gravità agisce come una sorta di colla che tiene sia la materia ordinaria e quella oscura insieme all’interno delle galassie.

Già alcuni studi nei primi anni 90 avevano dimostrato, attraverso simulazioni computerizzate, che la materia oscura forma flussi a grana fine di particelle che si muovono alla stessa velocità e che orbitano all’interno delle galassie, anche nella Via Lattea.
Un unico flusso può essere molto più lungo del sistema solare. Secondo Prézeau, quando la gravità interagisce con la materia oscura durante la formazione delle galassie tutte le particelle all’interno di un fosso continuano a viaggiare alla stessa velocità.
Ma le cose cominciano a farsi interessanti quando si simulano le condizioni in cui un flusso del genere attraverso un pianeta come la Terra.

In quest’ultimo caso, le particelle del flusso si concentrano in un filamento ultra denso, una sorta di “capello” di materia oscura.
Sempre secondo lo scienziato, non dovrebbero comunque essere molti questi filamenti che attraversano la Terra. Tuttavia, un filamento del genere non fa altro che attraversare la Terra e fuoriuscire dall’altro lato in quanto la materia oscura non interagisce né con la luce né con la materia ordinaria direttamente.

Attraverso la gravità terrestre, però, il flusso di particelle di materia oscura si addenserebbe sempre più fino a formare un filamento molto fini e densi. La densità di queste particelle arriverebbe ad un livello di circa un miliardo di volte superiore alla media.
“Se riuscissimo a individuare la posizione della radice di questi “capelli” potremmo potenzialmente inviare una sonda e ottenere una miniera d’oro di informazioni sulla materia oscura”, dichiara Prézeau.

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