Un team di astronomi della University of California-Berkeley ha analizzato tre supernove per scoprire che sono esplosioni di stelle solitarie che si trovavano in piccoli ammassi stellari al di fuori di galassie. Le immagini ottenute con il telescopio spaziale della NASA Hubble avrebbero dimostrato che le tre stelle esplose erano state espulse dalle loro galassie milioni o miliardi di anni fa.
La scoperta si rivela essere importante in quanto quasi tutte le supernove che vengono rilevate dalla Terra sono appartenenti a galassie o a grandi ammassi di stelle. Per quanto riguarda queste tre supernove invece, si è calcolato che le stelle a loro più vicine dovessero trovarsi a circa 300 anni luce di distanza, ossia quasi 100 volte in più della distanza che ci separa dalla nostra stella più vicina, Proxima Centauri, distante poco più di quattro anni luce dal sole.
Lo studio è stato pubblicato su Astrophysical Journal.

Queste tipologie di stelle solitarie, una volta che si sono staccate dai loro ammassi o dalle galassie a cui appartenevano, risultano essere troppo poco brillanti per essere individuate singolarmente a meno che non esplodano come supernove. Gli astronomi hanno dunque utilizzato queste esplosioni stellari per determinare l’esistenza e la diffusione di questi deboli ammassi di stelle solitarie quasi invisibili.
Le tre supernove individuate sarebbero situate a circa un miliardo di anni luce di distanza da noi. “Dal momento che ci sono molte meno stelle, solo una piccola frazione delle supernove devono verificarsi negli ammassi globulari. Questo potrebbe essere il primo caso confermato e può indicare che la frazione di stelle che esplodono come supernove è più elevata sia nelle galassie sia negli ammassi globulari di piccola massa”, ha dichiarato Melissa Graham, dell’Università della California, una delle autrici della ricerca.

Se esistessero pianeti orbitanti intorno ad una di queste stelle, gli abitanti di uno di questi ipotetici corpi rocciosi avrebbero cieli notturni molto più scuri del nostro, quasi senza stelle. La densità di stelle all’interno dei piccole ammassi in cui queste stelle si trovavano prima di esplodere, infatti, è di circa un milionesimo di quella che vediamo nel nostro cielo stellato notturno.
Lo sfondo scuro del cielo notturno di questi ipotetici pianeti sarebbe popolato solo da occasionali e deboli macchie provocate dalle galassie più vicine e solo da quelle più brillanti.

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