Il 3 marzo 2014 la NASA, in collaborazione con l’Università della California, ha lanciato un razzo sopra Venetie, in Alaska, per studiare un’aurora boreale nel contesto dell’esperimento Ground-to-Rocket Electrodynamics – Electron Correlative Experiment (GREECE).

La strumentazione presente sul raggio permetterà in particolare di studiare i cosiddetti riccioli aurorali, particolari turbinii eterei che si formano all’interno delle aurore boreali. Queste ultime si creano quando l’atmosfera della Terra interagisce con le particelle solari provocando macchie simili a bagliori all’altezza dei poli. Gli scienziati hanno riferito che uno degli obiettivi è proprio quello di studiare le interazioni nella nostra atmosfera con le particelle solari e come questa strana interconnessione abbia luogo.
Lo strumento presente sul razzo ha catalogato le interazioni fra i campi elettrici presenti nella “nube” ed ha misurato le dimensioni delle particelle che interagiscono tra loro. La presenza dei riccioli aurorali può aiutare a farci capire l’interazione del sole con la nostra magnetosfera. Le foto da terra, anche ad altissima risoluzione, non sono sufficienti e l’unico modo per comprendere veramente queste interazioni è quello di spedire una sonda all’interno dell’aurora.

Sulle cause della formazione di questi riccioli vi sono varie teorie, prima fra tutte quella che lega la loro formazione con la cosiddetta instabilità di Kelvin-Helmholtz, lo stesso fenomeno che crea le onde del mare a forma di ricciolo (quelle poi sfruttate dai surfisti). Il fenomeno potrebbe essere comunque causato anche dall’onda di Alfvén, un tipo di onda magnetoidrodinamica.

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