Diverse sono le teorie che gli scienziati stanno approntando per spiegare la relativa improvvisa scomparsa delle api negli Stati Uniti che ha portato alla morte di diversi milioni di esemplari negli ultimi anni.
L’ultimo tentativo di spiegare la morte di massa di questi insetti volanti è stato portato avanti da alcuni biologi dell’Università di Keele e dell’Università del Sussex nel Regno Unito. Secondo i ricercatori a causare la morte delle api sarebbe l’inquinamento da alluminio, considerato il più significativo contaminante ambientale degli ultimi tempi.
Il materiale avrebbe svolto un ruolo chiave nel declino delle api negli Stati Uniti. Diverse ricerche avevano suggerito che le api, succhiando il nettare, prelevassero anche minuscole parti di alluminio depositatesi sulle piante e sui fiori.

I ricercatori hanno infatti trovato il metallo nelle pupe delle api in quantità variabili da 13 a 193 parti per milione. Per gli esseri umani sarebbe stato già dimostrato che una quantità di alluminio nel cervello superiore a tre parti per milione può contribuire a malattie neurodegenerative tra cui il morbo di Alzheimer.
L’inquinamento da alluminio sarebbe stata causata negli ultimi anni dalle attività industriali umane che hanno visto la massiccia combustione di combustibili fossili la quale ha, a sua volta, provocato piogge acide con la diffusione dell’alluminio in natura.

A subire le conseguenze relative alla demenza indotta da inquinamento da alluminio non sarebbero state solo le api o gli uomini ma tutta la fauna interessata delle aree colpite, come vegetali, pesci ed altre forme di vita.
L’alluminio risulterebbe una vera e propria neurotossina che influenza il comportamento di molti animali attraverso una forma di intossicazione che colpisce il cervello. Le api sarebbero state maggiormente colpite in quanto questi animali fanno affidamento su diverse funzioni cognitive relegate alla memoria ed una disfunzione in questo ambito sarebbe la causa della morte di moltissime esemplari e del declino della popolazione.

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