I materiali che attualmente si utilizzano per la stampa in 3D potrebbero risultare tossici, in particolare per gli animali acquatici.
È la conclusione a cui è arrivata una ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology Letters tramite la quale un gruppo di scienziati avrebbe dimostrato che alcune parti stampate in 3D potrebbero essere estremamente tossiche per embrioni di una specie di pesci, i pesci zebra, un piccolo pesce di acqua dolce diffuso nel sud-est asiatico.

Gli scienziati hanno infatti utilizzato gli embrioni di questa specie per verificare le reazioni ai materiali stampati in 3D. Fino ad ora, poco lavoro scientifico è stato fatto per esplorare i potenziali effetti negativi sulla salute di un organismo di queste tipologie di materiali e William H. Grover e colleghi hanno dunque cercato di riempire questo vuoto.
Gli scienziati hanno esposto gli embrioni di pesce zebra a due dischi stampati in 3D. Gli embrioni esposti a contatto dei materiali hanno dimostrato un minore livello di sopravvivenza.

I dischi erano stati stampati in 3D su ogni lato con raggi ultravioletti tramite una seduta durata circa 30 minuti e con due tipi di stampanti, una a modellazione a deposizione fusa (fused deposition modeling, FDM) e l’altra a stereolitografia (stereolithography, STL). Gli embrioni esposti a materiali stampati con la STL mostravano malformazioni e morivano entro sette giorni.
Gli scienziati ritengono dunque che oggi ci sia bisogno di una strategia migliore per quanto riguarda lo smaltimento sicuro di prodotti stampati in 3D e dei materiali di scarto delle stampanti in 3D, in particolare per proteggere la vita acquatica, in attesa di ulteriori e più approfondite ricerche su eventuali effetti non positivi di questi materiali anche sugli esseri umani.

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