Il lampo di raggi gamma GRB 140419A.
Crediti immagine: Southern Methodist University.

Il telescopio ROTSE-IIIb della Southern Methodist University (SMU), Dallas, ha osservato per primo un lampo gamma originatosi dall’esplosione di una stella distante 12,1 miliardi di anni luce.
Il lampo di raggi gamma arrivato fino a noi ha dunque viaggiato per più di 12 miliardi di anni e la stessa esplosione è avvenuta poco dopo il Big Bang.

Farley Ferrante, studente del Dipartimento di Fisica della SMU, ha riferito che il telescopio è stato il primo ad accorgersi dell’intensa luce giunta fino alla Terra e che ha monitorato il lampo insieme a due astronomi in Turchia e alle Hawaii.
Il lampo di raggio gamma è stato registrato come GRB 140419A dal Gamma-ray Coordinates Network della NASA.

Nonostante la loro incredibile potenzialità esplosiva, i lampi di raggi gamma attualmente non sono ancora ben compresi dagli astronomi. I primi lampi di raggi gamma sono stati individuati solo agli inizi degli anni 90 con l’avanzamento delle tecniche osservative. Data la loro lunghezza d’onda molto corta, essi sono infatti visibili solo utilizzando appositi rilevatori.
Secondo Ferrante, i lampi di raggi gamma rilasciano più energia in 10 secondi che il nostro sole durante il suo intero ciclo di vita (circa 10 miliardi di anni). Si tratta delle esplosioni più potenti dell’Universo dopo quella del Big Bang.
Per Robert Kehoe, professore di fisica e leader del team di astronomia della SMU, i lampi di raggi gamma sarebbero strettamente associati alle supernove. Si presume che i lampi di raggi gamma sarebbero originati solo da esplosioni di stelle enormi, con una massa di almeno 50 masse solari.

Tramite la tecnica dello spostamento verso il rosso, Ferrante ha compreso che GRB 140419A si è originato solo un miliardo e mezzo dopo il Big Bang, un momento in cui l’Universo era molto diverso da come è adesso. Questa osservazione può ritenersi dunque uno spaccato dell’Universo primordiale.
Inoltre, considerando la sua luminosità, solo 200 volte più debole di quanto l’occhio umano possa vedere, e l’enorme distanza dell’oggetto da cui si è originata l’esplosione (parliamo dei confini dell’Universo osservabile) si può comprendere che si tratta di un’esplosione davvero estrema, maestosa.

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