Un bruco che assomiglia all’escremento di un uccello.
Crediti immagine: TOSHITAKA SUZUKI.

Alcune specie di bruchi, tra cui l’Apochima juglansiaria e la Macrauzata maxima, trovano un modo davvero originale per mimetizzarsi nell’ambiente e salvarsi così dai predatori. Queste larve assumono un colore a tratti biancastro e si contorcono sul loro stessi, rimanendo immobili e assumendo la forma tipica del guano di uccelli per sfuggire ad eventuali predatori.
Per scoprire se la mimetizzazione da parte dei bruchi era realmente voluta, alcuni biologi hanno effettuato vari test ricreando bruchi artificiali, molto simili alle particolari controparti reali osservate, appoggiandoli su rami e foglie in una posizione che facesse pensare ai predatori, in particolare agli uccelli, che si trattasse di escrementi di volatili.

Gli scienziati hanno posto i finti bruchi in varie posizioni, da quelle curve a quelle più diritte, e con varie colorazioni, da quella biancastra a quella più verdognola, aspettando che i predatori colpissero.
I ricercatori hanno scoperto che le posizioni più curve e piegate su loro stesse subivano un tasso di attacchi da parte di predatori nettamente inferiore e così avveniva per i finti bruchi dal colore più biancastro, ossia più simile al classico guano piombato per terra dall’alto.

Gli esperimenti avrebbero dimostrato il valore, ai fini delle tecniche di difesa dai predatori, di diverse posizioni e colorazioni. In particolare, quelle dei bruchi studiati imitano escrementi di uccelli e tale tecnica farebbe apparire le prede agli uccelli come sostanze non commestibili da evitare a priori.

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