Un gruppo di studenti dell’università di Washington ha trovato un nuovo metodo per rilevare l’attività vulcanica di pianeti extrasolari. L’attività vulcanica si rivelerebbe importante nel tentativo di studiare le condizioni adatte per dell’esistenza della vita dato che essa è un indizio del riscaldamento del sottosuolo o dell’interno del pianeta.
Il vulcanismo rappresenterebbe, infatti, un elemento chiave nel contesto dell’abitabilità planetaria perché esso aiuta innanzitutto a tenere alte le temperature e poi a regolare gli scambi di gas con l’atmosfera, più in particolare quello relativo al biossido di carbonio.

Il vulcanismo sarebbe inoltre indizio della presenza di una tettonica a placche che è considerata un aiuto fondamentale per l’origine della vita in quanto consentirebbe il riciclaggio dei materiali dall’atmosfera verso l’interno dello stesso pianeta.
Dopo aver analizzato diversi modelli di eruzioni vulcaniche, gli studenti hanno cercato di prevedere tali eruzioni negli esopianeti. Tuttavia, mentre la connessione tra le eruzioni vulcaniche e le placche tettoniche sulla Terra una cosa accertata, lo stesso non si può dire se i due fenomeni venissero avvertiti su un pianeta extrasolare.

Gli studenti hanno concluso, tuttavia, che se si è in grado di rilevare un’eruzione vulcanica su un pianeta, e se al contempo venissero rilevati altri criteri riguardanti l’abitabilità, quel pianeta rientrerebbe nella lista dei potenziali obiettivi per la ricerca della vita.
Il vulcanismo si rivelerebbe infatti un potente indizio della presenza della vita forse in misura anche maggiore di quanto lo sia la presenza di ossigeno che può essere anche prodotto in maniera abiotica, ossia da qualcosa di diverso da forme di vita.
La rivelazione di due fenomeni, vulcanismo presenza di ossigeno, contemporaneamente risulterebbe poi un indizio di presenza di vita ancora più potente.

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