Un cane che guarda se stesso allo specchio.
By Georgia Pinaud [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons.

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Warwick, gli esseri umani non sarebbero gli unici animali ad essere consapevoli della propria esistenza. Secondo la ricerca, in termini pratici, tutti quegli animali in grado di simulare ambienti a livello mentale, per azioni fondamentali alla sopravvivenza quali la caccia o la riproduzione, devono avere una forma di autoconsapevolezza riguardo alla propria esistenza.
L’autoconsapevolezza della propria esistenza nell’ambiente che ci circonda viene spesso considerata come una delle caratteristiche fondamentali per il concetto della coscienza, a sua volta una delle caratteristiche che sembra contraddistinguerci dalle altre forme di vita del mondo animale. Tuttavia, secondo questa nuova ricerca, questa forma di autoconsapevolezza non riguarderebbe solo il genere umano ma sarebbe comune tra varie specie di animali.

Lo studio avrebbe dimostrato che gli animali il cui comportamento è stato analizzato sarebbero in grado di simulare le loro azioni future distinguendo nettamente le azioni immaginate da quelle realmente vissute.
I ricercatori si sono ispirati ad una precedente studio svolto nel 1950 riguardo al comportamento dei ratti una volta immessi nei labirinti. Nel corso di quell’esperimento, i ratti spesso si fermavano nel tentativo di prendere decisioni sulla direzione da scegliere. Ricerche più recenti avrebbero dimostrato che queste pause permmetterebbero ai vertebrati di attivare speciali regioni del cervello, nell’ippocampo, in modo da simulare le scelte che poi si prendono nell’immediato futuro ed immaginarne i risultati pratici.

“Lo studio risponde ad una domanda molto antica: gli animali non hanno un senso di sé? Il nostro primo obiettivo era quello di capire le recenti evidenze neurali per le quali gli animali possono proiettarsi nel futuro. Quello che abbiamo compreso e che, per farlo, devono avere un senso primordiale di sé”, ha dichiarato Thomas Hills, uno dei coautori dello studio e professore al Dipartimento di Psicologia di Warwick.
Gli animali, dunque, non sarebbero gli unici esseri viventi ad avere una da consapevolezza della propria esistenza e una scoperta del genere potrebbe favorire anche la creazione futura di eventuali intelligenze artificiali che possano adattarsi all’ambiente immaginando se stessi in varie situazioni e riuscendo a separare ciò che già si conosce da quello che si sta conoscendo.

Approfondimenti