Le acque sotterranee della Terra, una preziosa risorsa per il sostentamento degli esseri umani e, in generale, di tutti gli esseri viventi, sono state dettagliatamente mappate per la prima volta grazie ad uno studio portato avanti da un gruppo internazionale di idrologici condotto da Tom Gleeson della University of Victoria e da vari altri studiosi dell’Università del Texas a Austin, dell’Università di Calgary e dell’Università di Göttingen. Lo studio è stato pubblicato su Nature Geoscience.

La ricerca ha permesso di quantificare in maniera relativamente dettagliata la quantità delle acque sotterranee terrestri, in particolare di quelle giovani e più superficiali, utili per il sostentamento primario degli esseri viventi. Il rapporto mostra che meno del 6% delle acque sotterranee della terra comprese in uno stato superficiale massimo di 2 km risulta rinnovabile in un periodo di tempo paragonabile a quello di una normale vita umana.
“Sappiamo già che i livelli d’acqua in molte falde acquifere stanno diminuendo. Stiamo utilizzando le nostre risorse idriche sotterranee troppo in fretta, più velocemente di quando quanto si stanno rinnovando”, dichiara nella nota pubblica Gleeson, lanciando quello che sembra essere un vero e proprio allarme.

Alcuni dei più grandi bacini acquiferi si trovano in Amazzonia, nel Congo, dell’Indonesia e nel Nord e nel centro America. Nel Nordamerica, in particolare, alcuni dei più grandi giacimenti di acqua si trovano lungo le Montagne Rocciose mentre in Sudamerica lungo la cordigliera.
La ricerca è stata firmata da Tom Gleeson, Kevin M. Befus, Scott Jasechko, Elco Luijendijk e M. Bayani Cardenas.

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