Segnale di avvertimento di presenza di materiale radioattivo a Rifle, Colorado.
Crediti immagine: Bill Gillette, U.S. National Archives and Records Administration.

Una squadra di scienziati, tramite una ricerca finanziato in parte dal Dipartimento dell’Energia statunitense, ha scoperto batteri che respirano letteralmente l’uranio e che potrebbero essere utilizzati per ripulire le acque sotterranee inquinate da minerale di uranio.
La scoperta è stata pubblicata sul numero di aprile di Public Library of Science.

Il batterio in questione sarebbe un esemplare di betaproteobacteria, il quale può respirare sia ossigeno che uranio interagendo con i composti di quest’ultimo nell’acqua e facendo diventare l’uranio immobile. Secondo Lee Kerkhof, professore di scienze marine e biologiche, l’uranio non viene più disciolto nelle acque sotterranee e quindi non può contaminare l’acqua potabile portata alla superficie.
La scoperta viene reputata importante in quanto la respirazione di uranio sarebbe piuttosto rara nel mondo microbico; tutte le specie di batteri conosciute che possono respirare uranio non possono al contempo respirare ossigeno ma solo composti a base di metallo. Con quest’ultime specie, provare a diminuire le concentrazioni di uranio nelle acque sotterranee risulterebbe alquanto difficoltoso.

Il processo con cui questi microrganismi si comportano resta tuttavia alquanto misterioso. “Sembra che formino nanoparticelle di uranio”, ha riferito Kerkhofera il quale si dichiara ottimista circa il potenziale che questi batteri potrebbero avere per attutire il problema dell’inquinamento acquifero nei flussi sotterranei.
I metodi attualmente messi in atto per diminuire i livelli di uranio nelle acque sotterranee sono considerati alquanto costosi o pericolosi in quanto prevedono spesso il contatto con il suolo contaminato e con prodotti chimici corrosivi per il trattamento.

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